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Dettagli delle carte dei Tarocchi di Marsiglia: l’animale del Matto, il cappello del Bagatto, il gambero della Luna e la brocca della Stella

Simbologia dei Tarocchi di Marsiglia

Dizionario illustrato dei simboli dei Tarocchi di Marsiglia: 124 dettagli, carta per carta

Un simbolo dei Tarocchi di Marsiglia è un dettaglio disegnato che porta un senso: l’animale che graffia il Matto, il cappello del Bagatto, le gocce sotto la Luna. Li si cerca uno per uno; qui sono riuniti. Questo dizionario censisce 124 dettagli sui 22 arcani maggiori e dà, per ciascuno, tre cose: cosa è davvero disegnato, cosa vi legge la tradizione e cosa cambia da un’edizione all’altra.

Le descrizioni seguono la riproduzione di tipo Conver (Marsiglia, 1760) usata su TarotNova, il modello da cui derivano il Grimaud del 1930 e la maggior parte dei mazzi attuali. I numeri (gocce, palline, stelle, bottoni) sono stati contati su queste immagini: valgono per questa linea, non per tutti i tarocchi.

Pubblicato il 26 settembre 2026 · aggiornato il 26 settembre 2026 · Stéphane Gamot

In breve

01

Come leggere un simbolo: vedere, leggere, confrontare

Leggere un simbolo dei tarocchi vuol dire rispondere a tre domande, nell’ordine: cosa è disegnato, cosa vi legge la tradizione e cosa cambia da un’edizione all’altra. La prima evita di inventare, la seconda dà il senso condiviso, la terza impedisce di scambiare una particolarità dell’incisore per una legge.

Prima vedere. Il Tarocco di Marsiglia è una xilografia colorata a stampino: un tratto nero, quattro o cinque campiture di colore, nessuna sfumatura. Molti dettagli nascono da questo vincolo. Un’ombra diventa una macchia, un pezzo di stoffa diventa una campitura rossa, una piega diventa una linea. Prima di cercare un senso, bisogna descrivere ciò che l’occhio vede, senza dargli un nome troppo in fretta.

Poi leggere. La tradizione interpretativa si è scritta tardi, tra Court de Gébelin (1781) e gli autori del Novecento. Non per questo è falsa: è il senso condiviso, quello che le tue letture e i tuoi lettori avranno in mente. Questo dizionario lo riporta così com’è, segnalando quando una lettura viene da un altro mazzo, il più delle volte il Rider-Waite.

Infine confrontare. Noblet (1650 circa), Dodal (1701 circa), Conver (1760), Grimaud (1930), Camoin-Jodorowsky (1997): ogni edizione sposta un oggetto, cambia un colore, aggiunge o toglie un ramo. Quando un dettaglio esiste in una sola edizione, dice qualcosa dell’incisore, non necessariamente del tarocco.

  1. Vedere: descrivere il dettaglio senza interpretarlo. Dove si trova sulla carta, di che colore, di che dimensione, verso dove punta.
  2. Leggere: ricordare cosa vi vede la tradizione, e da quando. Un senso antico e un senso recente non hanno lo stesso peso.
  3. Confrontare: verificare se il dettaglio è stabile da un mazzo all’altro. Se è stabile, appartiene al tarocco; se varia, appartiene a un incisore.

Il mazzo di riferimento di questa pagina

Le immagini e i conteggi vengono dalla riproduzione di tipo Conver mostrata nelle schede degli arcani di TarotNova. Quando scriviamo «sulla carta», è di questa edizione che parliamo. Quando scriviamo «a seconda delle edizioni», citiamo il mazzo in questione. Abbiamo contato solo ciò che si conta senza ambiguità; i raggi del Sole, tagliati dal cartiglio del titolo, non ne fanno parte. Una precisazione di vocabolario: il rosso di questa linea è un rosso aranciato. Scriviamo «rosso» quando la tradizione chiama così un abito, un cavallo o una brocca, e «arancione» nei conteggi, dove conta solo la tinta.

02

Cosa abbiamo contato sulle 22 carte

Alcuni dettagli si cercano con un numero: quante gocce, quante stelle, quanti bottoni. I conteggi qui sotto sono stati rilevati sulla riproduzione di tipo Conver di TarotNova, con il colore di ogni elemento quando si distingue.

Conteggi rilevati sulle immagini dei 22 arcani maggiori (linea Conver) mostrate su TarotNova
DettaglioConteggioRipartizione
Gocce della Luna (XVIII)198 blu, 6 arancioni, 5 gialle; tutte con la punta verso la luna
Gocce del Sole (XVIIII)135 blu, 3 gialle, 3 bianche, 2 arancioni; tutte con la punta verso il sole
Palline della Torre (XVI)3713 arancioni, 13 bianche, 11 blu
Stelle della Stella (XVII)81 grande a 16 punte (8 gialle, 8 arancioni) e 7 piccole a 8 punte (3 gialle, 2 blu, 2 arancioni)
Rami tagliati dell’Appeso (XII)126 su ogni tronco
Bottoni dell’Appeso (XII)93 sul gilet giallo, 6 sulla tunica blu
Raggi della Ruota della Fortuna (X)6attorno a un mozzo arancione, con una manovella
Dadi del Bagatto (I)2uno mostra quattro punti, l’altro uno solo
Carte in cui compare il verde10 su 22Matto, Bagatto, Papa, Carro, Appeso, Temperanza, Torre, Stella, Sole, Giudizio; sempre a piccoli tocchi (vegetazione, due raggi, una tomba, dei trifogli)

Questi numeri vengono spesso citati senza fonte, a volte con altri valori. Li abbiamo rilevati elemento per elemento, a schermo, sulle immagini di questa linea; un Noblet, un Dodal o un Rider-Waite danno altri conteggi. Se riprendi queste cifre, precisa l’edizione.

03

Le 22 carte e i loro dettagli

Le carte sono nell’ordine del mazzo, con Il Matto in testa perché non ha numero. Ogni dettaglio ha la propria àncora: puoi linkare direttamente «il cane del Matto» o «il gambero della Luna» dai tuoi appunti, dai tuoi corsi o dai tuoi articoli.

Senza numero

Il Matto: il viandante e il suo animale

Un uomo cammina verso destra, un fagotto in cima a un bastone sulla spalla, un bastone da passeggio nell’altra mano. Un animale color carne gli si aggrappa alla coscia. Nessun numero nel cartiglio in alto: è l’unica carta del mazzo in questa situazione.

L’animale del Matto, detto «il cane»

Sulla carta
Dietro il viandante, un animale color carne, di specie non riconoscibile, si alza sulle zampe posteriori e gli graffia la coscia. Ha le fauci aperte e la testa alzata verso di lui.
Cosa vi si legge
L’uso lo chiama cane: l’istinto che segue, spinge o trattiene il viandante. Il suo colore carne, lo stesso della pelle del Matto, invita a leggerlo come una parte di lui più che come un compagno: ciò che, in noi, si aggrappa nel momento di partire. A seconda della stesa, incalza o frena.
Da un’edizione all’altra
Nel Noblet (1650 circa) i calzoni sono aperti ancora più largamente e lasciano vedere il sesso del Matto. Nel Conver l’animale strappa la stoffa e nulla più. Il Rider-Waite (1909) ne fa un cagnolino bianco che salta allegro: il senso di allarme scompare a vantaggio della fedeltà.

I calzoni strappati

Sulla carta
Nel punto in cui l’animale appoggia la zampa, i calzoni blu sono aperti e lasciano vedere la pelle della coscia e della natica.
Cosa vi si legge
Il Matto è l’unico personaggio vestito del mazzo il cui corpo appare per caso. Vi si legge ciò che la partenza espone: si parte con i propri abiti e i propri difetti, senza aver avuto il tempo di ricucire tutto. È anche il punto preciso in cui l’istinto intacca il costume sociale.
Da un’edizione all’altra
Nudità franca nel Noblet; strappo nel Conver; nulla di simile in Waite, il cui Matto è impeccabile.

Il fagotto in cima al bastone

Sulla carta
Un sacco beige chiuso, annodato in cima a un bastone appoggiato sulla spalla sinistra, dal lato del lettore. Non si vede cosa contiene.
Cosa vi si legge
Il bagaglio ridotto al necessario: ciò che si porta con sé quando non si sa dove si va. Chiuso, tiene per sé il proprio contenuto; vi si legge l’esperienza passata, trasportata senza essere disfatta. La lettura psicologica vi vede ciò che il viandante porta senza guardarlo.

Il bastone da cammino

Sulla carta
Nella mano destra, un bastone giallo piantato davanti a lui, più lungo del bastone del sacco.
Cosa vi si legge
L’appoggio. Il Matto non se ne serve per colpire ma per tastare il terreno davanti a sé: avanzare alla cieca, sì, ma con un punto d’appoggio. Il giallo, colore della luce, dà a questo bastone il ruolo di ciò che illumina un passo alla volta. Confrontalo con la lanterna dell’Eremita, che illumina altrettanto poco, ma dall’alto.

Il berretto a sonagli

Sulla carta
Un berretto giallo a punta ricadente, che termina con una pallina rossa; dei sonagli pendono dal colletto dell’abito.
Cosa vi si legge
Il costume del buffone di corte, quello che può dire la verità perché nessuno lo prende sul serio. Il sonaglio annuncia il suo passaggio: il Matto non si nasconde. Questa carta si legge spesso come la libertà; il berretto ricorda che questa libertà ha un prezzo sociale, quello di passare per matto.

L’assenza di numero

Sulla carta
Il cartiglio superiore è vuoto. Tutte le altre carte vi portano un numero romano, da I a XXI.
Cosa vi si legge
Senza numero, Il Matto non ha un posto fisso nella sequenza: lo si mette all’inizio (il punto di partenza), alla fine (il dopo-Mondo) o fuori serie. I metodi di calcolo della carta di nascita gli assegnano 22 per comodità. Il Rider-Waite gli attribuisce lo 0, che ne fa un inizio e chiude il dibattito che il Marsiglia lascia aperto.
I

Il Bagatto: il tavolo e i suoi oggetti

Un giovane sta in piedi dietro un tavolo coperto di oggetti, un bastone alzato in una mano, una moneta nell’altra. Il suo largo cappello, i suoi abiti a tre colori e il suo tavolo poggiato su tre gambe visibili concentrano l’essenziale delle letture.

Il cappello, detto «lemniscata»

Sulla carta
Un cappello a tesa molto larga, rialzata, la cui sagoma disegna un doppio anello coricato. È colorato in tre zone: arancione, blu, giallo.
Cosa vi si legge
La lettura più diffusa vi vede il segno dell’infinito (la lemniscata), e quindi un’energia senza limiti nel momento di cominciare. È una lettura a posteriori: la parola e il simbolo matematico sono del Seicento, ed è il Rider-Waite ad aver disegnato un ∞ esplicito sopra la testa del suo Mago. Sul Marsiglia il cappello resta un cappello; vi si può leggere l’ampiezza dei possibili, o semplicemente la tenuta di un uomo di fiera.
Da un’edizione all’altra
Lo stesso cappello a doppio anello copre la testa della Forza (XI): le due carte si rispondono, I e XI, il gesto che comincia e il gesto che domina.

Il tavolo a tre gambe

Sulla carta
Il tavolo giallo ha solo tre gambe visibili; la quarta, a destra, esce dal riquadro o non esiste.
Cosa vi si legge
Il dettaglio più commentato della carta. Vi si legge ciò che manca all’inizio: il piano c’è, il materiale c’è, ma l’opera non ha ancora il suo quarto appoggio, quello che verrà dal lavoro. Altri vi vedono il tavolo che sborda dal riquadro, quindi un lavoro più grande di ciò che l’immagine mostra. Le due letture dicono la stessa cosa: il Bagatto non è finito.
Da un’edizione all’altra
Tre gambe nel Noblet, nel Dodal e nel Conver. Il Mago di Waite ha un tavolo a quattro gambe, ben piantato, e perde questa riserva.

I bussolotti e i dadi

Sulla carta
Due bussolotti (uno grande sul retro, uno rosso al centro) e due dadi: uno mostra quattro punti a croce, l’altro uno solo.
Cosa vi si legge
Gli strumenti del gioco di prestigio: il bagatto è prima di tutto un prestigiatore da fiera, quello che fa sparire una pallina sotto un bussolotto. I dadi aggiungono il caso. In questo armamentario si legge ciò che si possiede in partenza, la destrezza e la fortuna, e il rischio di servirsene per ingannare. I punti visibili, 4 e 1, sono stati letti come un 5 (il numero della carta V, Il Papa, o della mano che gioca); è una lettura, non un’intenzione provata dell’incisore.

Il coltello

Sulla carta
Sul tavolo, una lama blu con il manico scuro e, accanto, un secondo oggetto affilato, bianco e blu, che può essere un fodero o un altro coltello.
Cosa vi si legge
Lo strumento che taglia: ciò che permette di separare, di decidere, di suddividere l’opera in tappe. Su questo tavolo è l’antenato della spada degli arcani minori. Riposto tra gli altri oggetti, non minaccia nessuno: è uno strumento, non un’arma.

Il bastone, la moneta, il bussolotto, il coltello: i quattro semi riuniti

Sulla carta
Il Bagatto tiene una bacchetta in una mano e una moneta gialla nell’altra; sul tavolo, dei bussolotti e un coltello. I quattro semi degli arcani minori sono presenti: bastoni, denari, coppe, spade.
Cosa vi si legge
La lettura classica: all’inizio tutti i mezzi sono disponibili, e nulla è ancora scelto. Ogni oggetto chiama una domanda: con cosa agirò (bastone), con cosa pagherò (denaro), cosa provo (coppa), cosa taglio (spada). Il sacco posato sul bordo del tavolo conserva ciò che non è ancora uscito.
Da un’edizione all’altra
Waite dispone i quattro emblemi in ordine sul tavolo, uno per seme. Il Marsiglia li mescola nel disordine di un banco da fiera: la differenza tra un rituale e un mestiere.

La pianta tra i suoi piedi

Sulla carta
Sul suolo giallo, tra le gambe del Bagatto, un piccolo germoglio verde; altri ciuffi a destra.
Cosa vi si legge
Il verde è raro nel mazzo: dove appare, qualcosa cresce. Sotto il tavolo dell’inizio, un germoglio dice che il terreno è fertile, e che ciò che è avviato qui crescerà se lo si cura.
II

La Papessa: il libro, il velo e la tiara

Una donna seduta, con la tiara in testa, tiene un libro aperto sulle ginocchia. Un velo chiaro cade dietro di lei. Il suo mantello blu copre quasi tutto; non si vedono né i piedi né il suolo.

Il libro aperto

Sulla carta
Un libro aperto, con le pagine coperte di linee ondulate che non formano nessuna parola leggibile, tenuto con entrambe le mani sulle ginocchia.
Cosa vi si legge
Il sapere che si legge, in opposizione al sapere che si mostra. Le linee illeggibili fanno parte del senso: ciò che è scritto lì non si legge dall’esterno. La Papessa sa e non dice ancora; il libro aperto segnala che sta imparando, non che ha finito. In una stesa: un’informazione esiste, ma non è ancora tua.
Da un’edizione all’altra
In Waite, la Sacerdotessa tiene un rotolo con la scritta TORA, mezzo nascosto sotto il mantello: il libro diventa una legge.

Il velo dietro di lei

Sulla carta
Un tessuto chiaro, pieghettato, cade dietro le sue spalle e occupa lo sfondo della carta a destra e a sinistra.
Cosa vi si legge
Ciò che separa il dentro dal fuori. Il velo nasconde quello che c’è dietro la Papessa, e quindi ciò che lei protegge: uno spazio interiore, una riserva, un segreto legittimo. La lettura per colore aggiunge che questo velo è del colore del foglio, quindi della pagina non ancora scritta.
Da un’edizione all’altra
Waite tende il velo tra due colonne marcate B e J, prese in prestito dal Tempio di Salomone; il Marsiglia non ha né lettere né colonne, soltanto il tessuto.

La tiara a tre corone

Sulla carta
Un copricapo giallo a tre corone sovrapposte, lo stesso del Papa (V), posato su un velo bianco.
Cosa vi si legge
La tiara pontificia, il triregno: l’autorità spirituale più alta, portata qui da una donna. La leggenda della papessa Giovanna ha alimentato l’immagine. Le tre corone si leggono come tre livelli di conoscenza, o tre mondi; l’importante è che questo copricapo sia condiviso con Il Papa. Lei legge; lui parla.

Il mantello blu che copre tutto

Sulla carta
Un mantello blu avvolge il corpo dal collo ai piedi, lasciando vedere solo una veste rossa sotto e le mani. Nessun suolo, nessun piede.
Cosa vi si legge
Il blu ricopre il rosso: la riflessione contiene lo slancio. La Papessa è la carta più chiusa del mazzo, ed è la sua forza; nulla sfugge, nulla si espone. L’assenza di suolo rafforza l’impressione di un luogo interiore, senza fuori.
III

L’Imperatrice: l’aquila, lo scettro e il trono

Una sovrana seduta, incoronata, tiene uno scettro in una mano e uno scudo ornato di un’aquila nell’altra. Lo schienale del suo trono si apre dietro di lei come due ali chiare.

L’aquila dello scudo

Sulla carta
Un’aquila gialla, ali spiegate, la testa girata verso destra, quindi verso di lei, su uno scudo beige che l’Imperatrice tiene contro il fianco.
Cosa vi si legge
L’aquila è l’emblema imperiale: la visione d’insieme, l’altezza, il potere che vede lontano. Tenuta come uno scudo, protegge tanto quanto mostra. L’Imperatrice si legge come l’intelligenza che concepisce e dà nome; l’aquila è il suo sguardo.
Da un’edizione all’altra
La stessa aquila appare ai piedi del trono dell’Imperatore (IIII), con la testa girata verso sinistra. Metti le due carte una accanto all’altra, III e poi IIII: le due aquile si guardano.

Lo scettro con globo e croce

Sulla carta
Un lungo scettro giallo, che termina con una sfera sormontata da una croce, tenuto nella mano sinistra e appoggiato alla spalla.
Cosa vi si legge
Il globo crucigero, insegna dei sovrani cristiani: il potere sul mondo, sotto un’autorità più alta. L’Imperatrice lo tiene in modo rilassato, contro la spalla: un potere di cui dispone senza doverlo brandire.

La corona

Sulla carta
Una corona gialla a fioroni appuntiti, con un berretto rosso all’interno, su capelli chiari.
Cosa vi si legge
La sovranità del pensiero: l’Imperatrice regna per ciò che comprende. Il rosso sotto il giallo si legge come l’ardore contenuto dalla luce della mente. Il glossario del sito descrive nel dettaglio la corona come simbolo.

Lo schienale a forma di ali

Sulla carta
Dietro di lei, due forme chiare e striate si alzano da entrambi i lati, come due ali o i montanti di un trono.
Cosa vi si legge
Ali o trono, il disegno non decide, e l’ambiguità ha senso: l’Imperatrice è seduta, quindi stabile, ma il suo trono ha la forma di ciò che spicca il volo. Vi si legge un pensiero che si eleva senza lasciare il proprio seggio.
IIII

L’Imperatore: le gambe incrociate e il trono

Un sovrano barbuto, visto di profilo, rivolto verso sinistra, tiene uno scettro e si appoggia a un trono ornato di un’aquila. Ha le gambe incrociate; si esita a dire se è seduto o in piedi.

Le gambe incrociate a 4

Sulla carta
La gamba sinistra passa davanti alla destra e forma, con lei, la sagoma di un 4. La carta porta il numero IIII.
Cosa vi si legge
Il corpo scrive il numero della carta: è il dettaglio più citato dell’Imperatore. Il 4 è il numero della cornice, del quadrato, di ciò che regge; incrociare le gambe così è chiudere una base. Vi si legge la stabilità, ma anche una postura che non permette di correre: l’Imperatore tiene, non si muove.
Da un’edizione all’altra
Anche L’Appeso (XII) incrocia le gambe, a testa in giù, e Il Mondo (XXI) alza una gamba nella stessa posizione, dritto. Le tre carte si leggono in serie.

Seduto senza sedersi

Sulla carta
Il trono è dietro di lui, ma il suo bacino non vi poggia davvero: sembra appoggiato con la schiena, pronto ad alzarsi.
Cosa vi si legge
L’autorità in esercizio, non a riposo. L’Imperatore non troneggia come la Papessa o la Giustizia; governa in piedi, o quasi. Vi si legge un potere attivo, che amministra, e una difficoltà a fermarsi.

L’aquila ai piedi del trono

Sulla carta
Un’aquila gialla, ali aperte, la testa girata verso sinistra come quella dell’Imperatore, disegnata sulla parte bassa del trono, all’altezza delle gambe.
Cosa vi si legge
Lo stesso emblema di quello dell’Imperatrice, ma collocato in basso e rivolto nel senso dello sguardo dell’Imperatore, verso sinistra, cioè verso il passato secondo la convenzione di lettura. L’Imperatore posa il suo sguardo d’aquila a terra e su ciò che è stato costruito: guarda il territorio, non il cielo.

La catena e il medaglione

Sulla carta
Una catena gialla passa attorno al collo e ricade sul petto, terminando con un medaglione scuro.
Cosa vi si legge
Il collare d’ordine, insegna di appartenenza: l’Imperatore è legato da ciò che rappresenta. Una catena, anche d’oro, resta una catena; alcuni vi leggono il peso della carica.

Lo scettro con globo e croce

Sulla carta
Uno scettro giallo identico a quello dell’Imperatrice, tenuto dritto nella mano destra, all’altezza del viso.
Cosa vi si legge
Tenuto verticale e saldo, là dove l’Imperatrice lo lasciava riposare: stessa insegna, altro uso. L’Imperatore brandisce; l’Imperatrice dispone. È la differenza tra decidere e concepire.
V

Il Papa: la croce, il guanto e i due accoliti

Un uomo barbuto, con la tiara in testa, alza due dita in segno di benedizione e tiene una croce a tre traverse. Davanti a lui, due personaggi visti di spalle, con la testa tonsurata. Due colonne blu incorniciano la scena.

La croce a tre traverse

Sulla carta
Nella mano sinistra, una croce gialla la cui asta porta tre barre orizzontali di lunghezza crescente verso il basso.
Cosa vi si legge
La croce pontificia, a tre traverse come la tiara ha tre corone: l’autorità che insegna, su tre livelli. La si legge come una trasmissione strutturata, una dottrina, una cornice. Il Papa è la carta di ciò che si dice, si insegna e fa da riferimento.

Il guanto segnato da una croce

Sulla carta
La mano che tiene la croce porta un guanto giallo, ornato di una piccola croce scura sul dorso.
Cosa vi si legge
Il guanto separa la mano dall’oggetto sacro: il Papa non tocca direttamente ciò che trasmette. Vi si legge la mediazione, il ruolo, ciò che si interpone tra una persona e la sua funzione. L’altra mano, nuda, benedice: ciò che è umano resta scoperto.

I due accoliti tonsurati

Sulla carta
Due personaggi visti di spalle, più piccoli, con il cranio segnato da una tonsura rotonda; uno porta uno zucchetto, l’altro alza una mano verso il Papa.
Cosa vi si legge
Quelli che ricevono l’insegnamento. Visti di spalle, mettono il lettore al loro posto: è a te che il Papa parla. La tonsura dice l’impegno in una regola. In questa coppia di allievi si legge la trasmissione, ma anche la dipendenza da chi sa.
Da un’edizione all’altra
Waite conserva i due monaci, aggiunge due chiavi incrociate a terra e fa dello Ierofante un personaggio più rigido.

Le due colonne blu

Sulla carta
Due colonne blu, con capitelli, salgono dietro le spalle del Papa fino al bordo superiore.
Cosa vi si legge
L’istituzione: il Papa parla all’interno di un edificio. Le colonne sono blu, colore della riflessione, non gialle: la cornice c’è, ma non illumina da sola. Con le quattro colonne del baldacchino del Carro, sono le uniche colonne del mazzo; dietro la Papessa, un velo ne fa le veci.

Il gesto di benedizione

Sulla carta
La mano destra, nuda, è alzata all’altezza della spalla, indice e medio tesi, le altre dita ripiegate.
Cosa vi si legge
Il segno che convalida: «è giusto, puoi». In una stesa, il Papa benedice ciò che è avviato, o segnala che sono in gioco un accordo, un’autorizzazione, un riconoscimento. Due dita tese, due accoliti, due colonne: la carta ripete il numero 2 sotto il numero 5.
VI

Gli Amanti: Cupido, i tre personaggi e il titolo al singolare

Un giovane a piedi nudi sta tra due donne che lo toccano. In alto, un Cupido alato tende l’arco dentro un sole bianco. Il titolo inciso è L’AMOVREVX, al singolare: «l’innamorato».

Il titolo al singolare

Sulla carta
Il cartiglio porta L’AMOVREVX: un solo innamorato, non due.
Cosa vi si legge
Il Marsiglia non mostra una coppia ma un uomo che sceglie. Il titolo lo conferma: la carta parla della scelta, non dell’unione. Il plurale «Gli Amanti», corrente oggi in italiano, viene dal Rider-Waite (The Lovers) e dalle sue due figure nude sotto un angelo. Il sito conserva l’uso del plurale per le sue schede; l’incisione, invece, dice il singolare, alla lettera «L’Innamorato».

Cupido e la sua freccia

Sulla carta
In un disco bianco a raggi blu, gialli e rossi, un bambino alato, nudo, tende un arco; la freccia punta verso il basso, dal lato della donna di sinistra.
Cosa vi si legge
Il desiderio viene dall’alto e non si discute: Cupido mira, il personaggio non decide ciò che prova. La freccia orientata verso sinistra è stata letta come una scelta già fatta dal cuore, prima che la testa si pronunci. Il sole dietro di lui rende questo desiderio visibile a tutti.
Da un’edizione all’altra
Waite sostituisce Cupido con l’arcangelo Raffaele, a mani aperte, senza arco: il desiderio diventa benedizione.

I tre personaggi

Sulla carta
Al centro, un giovane in tunica a righe; a sinistra, una donna con una corona di foglie, la mano sulla sua spalla; a destra, una donna con i capelli sciolti, una mano tesa verso il suo fianco. Lui la indica con la mano mentre guarda l’altra.
Cosa vi si legge
La lettura classica oppone due vie: la donna coronata di foglie (la più anziana, la tradizione, la madre) e la giovane con i capelli sciolti (il desiderio, la novità). Il giovane guarda l’una e indica l’altra con la mano. Il dilemma è disegnato nella sua postura: vi si legge ogni scelta in cui la testa e il corpo non sono d’accordo.

I piedi nudi

Sulla carta
Il giovane è l’unico dei tre ad avere i piedi nudi, posati sul suolo giallo; le due donne sono vestite fino a terra.
Cosa vi si legge
Il contatto diretto con il suolo: è coinvolto fisicamente nella situazione, esposto. I piedi nudi, nel mazzo, appartengono soprattutto ai personaggi nudi, che non hanno più un ruolo da sostenere (La Stella, Il Sole, Il Giudizio, Il Mondo). Qui dicono una sincerità che non si è ancora decisa.

La corona di foglie

Sulla carta
La donna di sinistra porta una corona di foglie gialle; la donna di destra non ha nulla sulla testa.
Cosa vi si legge
L’alloro di chi ha già vinto: l’anteriorità, la legittimità, ciò che c’era prima. Di fronte a lei, la chioma libera dell’altra dice ciò che non è ancora incorniciato. La scelta della carta si legge spesso così: tra ciò che è acquisito e ciò che attrae.
VII

Il Carro: il baldacchino, i cavalli e le lettere S·M

Un principe incoronato, scettro in mano, sta in piedi in un carro a baldacchino tirato da due cavalli, uno rosso e uno blu. Non ha redini. Sul davanti del carro, uno scudetto porta due lettere.

Le lettere S·M sullo scudetto

Sulla carta
Sul davanti del carro, un piccolo scudetto porta le lettere S e M separate da un punto.
Cosa vi si legge
Nessuno sa con certezza cosa significhino. Le ipotesi vanno dalle iniziali di un cartaio a un’abbreviazione latina o devota; nessuna è provata da un documento. È un buon esempio di dettaglio da non sovrainterpretare: due lettere che non si capiscono non sono un messaggio cifrato, sono due lettere che non si capiscono.
Da un’edizione all’altra
Compaiono sul Conver e sui suoi discendenti; altre edizioni portano altre lettere o niente. Waite sostituisce lo scudetto con un disco alato.

I due cavalli, rosso e blu

Sulla carta
Due cavalli visti di tre quarti, uno rosso aranciato, l’altro blu, i cui corpi si ricongiungono dietro lo scudetto come se ne formassero uno solo. Il rosso alza una zampa, il blu guarda di lato.
Cosa vi si legge
Due forze contrarie attaccate allo stesso carro: lo slancio (rosso) e la riflessione (blu), il desiderio e la ragione. Non guardano nella stessa direzione, eppure il carro avanza. Vi si legge una riuscita che dipende dalla capacità di far tirare insieme ciò che tira da parti opposte.
Da un’edizione all’altra
Waite sostituisce i cavalli con due sfingi, una nera e una bianca, sedute: le forze sono domate e immobili, mentre quelle del Marsiglia sono vive e in marcia.

L’assenza di redini

Sulla carta
Il conducente tiene uno scettro in una mano e posa l’altra sul fianco. Nessuna redine collega le sue mani ai cavalli.
Cosa vi si legge
Il carro non è guidato dalla forza ma dalla postura: il principe conduce stando dritto. È la lettura più utile della carta: la padronanza che non passa dalla costrizione. Il rovescio è evidente: senza redini, non ci si ferma facilmente.

Il baldacchino e le sue quattro colonne

Sulla carta
Un baldacchino chiaro, bordato di tessuto pieghettato, poggia su quattro colonne tortili, alternate rosse e blu.
Cosa vi si legge
Il cielo portatile: il Carro porta con sé la propria cornice. Quattro colonne, come i quattro angoli di un territorio o i quattro viventi del Mondo: la carta si dà una struttura completa per avanzare. Il baldacchino protegge anche: il principe è al riparo da ciò che cade dall’alto.

Gli spallacci a mezzaluna

Sulla carta
Su ogni spalla, un pezzo d’armatura giallo a forma di mezzaluna, rivolto verso l’esterno.
Cosa vi si legge
Molte edizioni vi disegnano due volti, uno sorridente, l’altro serio; qui la forma resta una mezzaluna senza tratti. La lettura delle «maschere» vi vede le due facce che il principe mostra al mondo, o le due lune che incorniciano il sole della sua corona. Su questa riproduzione, tieni la forma: due spalle protette, rivolte verso l’esterno.
Da un’edizione all’altra
Volti netti su diversi Conver e sul Grimaud; due falci di luna sulle spalle del Carro di Waite.

Le ruote viste di fronte

Sulla carta
Le due ruote sono disegnate di fronte, di piatto, mentre il carro è visto frontalmente: una prospettiva impossibile.
Cosa vi si legge
L’incisore mostra le ruote perché si sappia che esistono, non perché girino. Vi si legge il movimento come principio più che come fatto: il Carro è la carta dell’avanzata, ma nulla prova che avanzi nel momento in cui lo si guarda. In una stesa, la domanda diventa: gira davvero?
VIII

La Giustizia: la bilancia, la spada e lo sguardo frontale

Una donna seduta, vista di fronte, guarda il lettore. Tiene una bilancia nella mano sinistra e una spada dritta nella mano destra. Due montanti gialli si alzano dietro di lei.

Il numero VIII

Sulla carta
Il cartiglio porta VIII. Nel Rider-Waite, la Giustizia porta l’11 e la Forza l’8.
Cosa vi si legge
L’inversione risale al 1909: A. E. Waite ha seguito l’ordine della Golden Dawn per far corrispondere le carte ai segni dello zodiaco. In un Marsiglia, la Giustizia è l’ottava, tra il Carro e l’Eremita: l’equilibrio che segue la conquista. Ogni calcolo a partire dai numeri (carta di nascita, anno personale) dipende da questa scelta.

La bilancia

Sulla carta
Una bilancia gialla a due piatti, tenuta per il giogo nella mano sinistra, all’altezza della vita. I piatti sono allo stesso livello.
Cosa vi si legge
Pesare prima di tagliare: lo strumento della misura. I piatti in pari dicono che la pesata è fatta, o che nessun lato prevale ancora. Si legge la bilancia come la parte di valutazione in ogni decisione, e la necessità di confrontare prima di concludere.

La spada dritta

Sulla carta
Una spada gialla, tenuta verticale nella mano destra, punta in aria, l’elsa all’altezza del ginocchio.
Cosa vi si legge
Tagliare, dopo aver pesato. Dritta e immobile, la spada non colpisce: è pronta. Vi si legge la decisione netta, il limite posto, la fine di un’ambiguità. Il glossario descrive nel dettaglio la spada come simbolo.

Lo sguardo frontale

Sulla carta
La Giustizia è una delle rare carte a guardare il lettore dritto negli occhi, con il viso perfettamente di fronte.
Cosa vi si legge
Niente da nascondere, niente da cui fuggire. Lo sguardo frontale mette chi estrae la carta in posizione di essere giudicato, o di giudicare. Secondo la convenzione sinistra-passato / destra-futuro, uno sguardo frontale parla del presente: la decisione è adesso.

Il disco al centro della corona

Sulla carta
In mezzo alla fascia gialla della corona, sulla fronte, un piccolo cerchio a doppio contorno, con un punto al centro.
Cosa vi si legge
Letto come un terzo occhio, un sole o un gioiello: il punto di vista superiore che permette di giudicare. La lettura resta aperta; ciò che è certo è che questo cerchio si trova al centro esatto della carta più simmetrica del mazzo.

Il cordone ritorto al collo

Sulla carta
Attorno al collo, un cordoncino giallo ritorto, annodato sul petto.
Cosa vi si legge
Una collana o una corda, il tratto non decide. La lettura più sobria: un ornamento d’ufficio, come la catena dell’Imperatore. La lettura più dura: la Giustizia è a sua volta tenuta da ciò che applica. Entrambe si difendono; scegli quella che la stesa richiede.
VIIII

L’Eremita: la lanterna, il bastone e il mantello

Un vecchio barbuto, avvolto in un mantello blu foderato di rosso e di giallo, cammina verso sinistra. Alza una lanterna con una mano e si appoggia a un bastone con l’altra.

La lanterna

Sulla carta
Una lanterna rossa, a pannelli, tenuta all’altezza del viso; ne esce un chiarore giallo. Il lembo del mantello blu ricade appena dietro di lei, senza coprirla.
Cosa vi si legge
La luce che ci si porta da sé. L’Eremita illumina giusto quanto serve per il passo successivo, e la tiene vicino a sé, contro il mantello: non cerca di illuminare gli altri, o non ancora. Vi si legge il discernimento paziente, la ricerca, il periodo in cui si capisce senza poter spiegare.
Da un’edizione all’altra
Su diversi Marsiglia antichi, un lembo del mantello vela a metà la lanterna; qui è scoperta. Waite mette una stella a sei punte nella lanterna e la fa tenere a braccio teso: la luce è offerta invece di essere custodita.

Il bastone

Sulla carta
Un bastone beige, leggermente curvo, tenuto nella mano sinistra e piantato davanti a lui.
Cosa vi si legge
L’appoggio e il ritmo: il vecchio non corre, posa il bastone a ogni passo. Paragonato a quello del Matto, questo bastone è opaco e nodoso: la stessa funzione, ma dopo l’uso. Vi si legge il metodo, la resistenza, ciò che regge quando la luce manca.

Il mantello blu foderato di giallo

Sulla carta
Un grande mantello blu copre il corpo; la sua fodera gialla appare quando si solleva, dal lato della lanterna. Sotto, una veste rossa e arancione.
Cosa vi si legge
La riflessione (blu) all’esterno, la luce (giallo) all’interno, l’ardore (rosso) in fondo a tutto. L’Eremita è il contrario della sua apparenza: una fiamma sotto un mantello. È la carta di quelli che si credono spenti e non lo sono.

Lo sguardo verso sinistra

Sulla carta
L’Eremita cammina e guarda verso la sinistra della carta; la sua lanterna illumina in quella direzione.
Cosa vi si legge
Secondo la convenzione di lettura, la sinistra è il passato: l’Eremita esamina ciò che è stato, fa il punto. Non è un ritorno indietro, è un inventario. La carta risponde bene alle domande del tipo «cosa ho imparato da quello che è successo».
X

La Ruota della Fortuna: la manovella, le tre creature e la sfinge

Una ruota a sei raggi, montata su un basamento giallo posato su ondulazioni blu, porta tre creature: una scende a sinistra, l’altra sale a destra, la terza troneggia in cima, incoronata, alata, con una spada in mano. Una manovella esce dall’asse.

La manovella

Sulla carta
A destra dell’asse, una manovella bianca esce dal mozzo arancione; nessuno la tiene.
Cosa vi si legge
La ruota può essere girata: il ciclo non è soltanto subìto. Che la manovella sia libera è il dettaglio che conta. Vi si legge la parte di presa possibile su una situazione che gira, e la domanda che impone: chi ha il comando, in questo momento?
Da un’edizione all’altra
Niente manovella in Waite, la cui ruota fluttua nel cielo, coperta di lettere ebraiche e alchemiche: il meccanismo diventa un mandala.

Le tre creature

Sulla carta
A sinistra, una creatura con viso umano e coda scende, a testa in giù; a destra, una creatura con testa di animale gialla sale; in cima, una bestia blu incoronata, alata, tiene una spada, seduta su una tavola.
Cosa vi si legge
Salire, scendere, regnare: le tre posizioni del ciclo. Quella che scende conserva un viso umano, quella che sale ha una testa animale: non si sale senza perdere un po’ della propria figura, non si scende senza ritrovarla. La lettura resta aperta sull’identità delle bestie; le loro posizioni bastano a fare la carta.

La creatura in cima, detta «sfinge»

Sulla carta
Una bestia blu con corpo di animale, ali arancioni, corona gialla e spada, sistemata su una tavola sopra la ruota, non gira con lei.
Cosa vi si legge
L’uso la chiama sfinge, sotto l’influenza degli occultisti dell’Ottocento e del Rider-Waite, che ne ha fatto una vera sfinge. Sul Marsiglia è una creatura indeterminata, incoronata e armata: ciò che resta stabile mentre tutto gira, e che giudica. In una stesa, pone la domanda del punto fisso: in nome di cosa gira tutto questo?

I sei raggi

Sulla carta
La ruota ha sei raggi bianchi, con rigonfiamenti blu, attorno a un mozzo arancione.
Cosa vi si legge
Sei è il numero delle carte di un giro completo (da I a VI) e il doppio di tre: vi si legge la misura del ciclo più che un codice. Ciò che conta è che la ruota sia divisa: ogni posizione ha il suo posto, e nessuna dura.

Il basamento posato sull’acqua

Sulla carta
Il supporto giallo della ruota poggia su linee ondulate blu che occupano tutta la parte bassa della carta.
Cosa vi si legge
La ruota gira sopra l’acqua, colore dell’emozione e dell’inconscio: i cicli della vita si appoggiano su ciò che si muove in noi. Il basamento è giallo, quindi lucido; regge su un suolo che non lo è. Buona carta per chiedere su cosa poggia ciò che gira.
XI

La Forza: il cappello, le mascelle del leone e la veste

Una donna in piedi, con un largo cappello, tiene con due mani le fauci di un leone giallo che sembra uscire dalla sua veste. Il suo viso è calmo, gli occhi abbassati verso l’animale.

Il numero XI

Sulla carta
Il cartiglio porta XI. Nel Rider-Waite, la Forza porta l’8.
Cosa vi si legge
Stessa inversione che per la Giustizia, decisa da Waite nel 1909 sulla base della Golden Dawn. In un Marsiglia, la Forza apre la seconda metà del mazzo, subito dopo la Ruota: ciò che riprende il controllo una volta che il ciclo ha girato. Le due carte, VIII e XI, formano una coppia: pesare e tagliare da un lato, tenere e addomesticare dall’altro.

Il cappello a doppio anello

Sulla carta
Un cappello a larga tesa rialzata, blu e giallo, la cui sagoma riprende quella del cappello del Bagatto.
Cosa vi si legge
La Forza porta lo stesso cappello del Bagatto (I): le due carte sono le uniche del mazzo con questo copricapo, e i loro numeri si rispondono (1 e 11). Dove lui comincia, lei domina. La lettura «infinito» si applica dunque a entrambe, con la stessa riserva: è un cappello, la cui forma è stata riletta a posteriori.
Da un’edizione all’altra
Waite mette un ∞ sopra la testa della sua Forza, a capo scoperto e coronata di fiori: l’anello del cappello diventa un segno esplicito.

Le mani sulle mascelle del leone

Sulla carta
Una mano è posata sulla mascella superiore del leone, l’altra sotto la mascella inferiore. Le fauci sono aperte.
Cosa vi si legge
Apre le fauci o le chiude? Il disegno non permette di decidere, ed è la domanda della carta. Aprire: dare la parola all’istinto, lasciarlo esprimere sotto controllo. Chiudere: contenere. La maggior parte delle letture moderne conserva la dolcezza del gesto: né frusta né spada, due mani nude su una belva. La forza è qui una relazione, non una vittoria.

Il leone che esce dalla veste

Sulla carta
Il corpo del leone non è interamente visibile: la sua criniera e le sue zampe emergono dal basso della veste blu, come se ne uscisse.
Cosa vi si legge
La belva non è di fronte a lei, viene da lei. Vi si legge l’istinto come una parte di sé, non come un nemico esterno; la stessa chiave che per l’animale del Matto. La veste blu (riflessione) contiene il leone giallo (energia): la carta disegna la coscienza che lascia passare la pulsione senza mollarla.

Lo sguardo abbassato

Sulla carta
Il viso è inclinato verso il leone; gli occhi guardano l’animale, non il lettore né l’orizzonte.
Cosa vi si legge
L’attenzione è tutta su ciò che tiene. La Forza non guarda né indietro né avanti: è nel gesto. In una stesa, la carta invita a concentrarsi su ciò che si ha tra le mani più che sul risultato.
XII

L’Appeso: il piede legato, le gambe a 4 e i dodici rami

Un giovane è sospeso a testa in giù, per un piede, a una traversa posata su due tronchi sfrondati. Ha le gambe incrociate, le mani nascoste dietro la schiena, il viso sereno.

Il piede legato alla corda

Sulla carta
Una corda fissata alla traversa stringe la caviglia di un piede; l’altra gamba è libera e ripiegata.
Cosa vi si legge
Regge solo per un punto, e quel punto basta. Si legge il piede legato come l’impegno o la costrizione che immobilizza: ciò che ti tiene in questo momento. La domanda utile della carta: da dove sei tenuto, e l’hai scelto tu?

Le gambe incrociate a 4

Sulla carta
La gamba libera passa dietro la gamba legata e forma un 4 rovesciato, lo stesso delle gambe dell’Imperatore.
Cosa vi si legge
L’Imperatore seduto fa un 4 dritto; l’Appeso fa lo stesso al contrario. La cornice è la stessa, la posizione è invertita: la stabilità diventa sospensione. In questa figura si legge una struttura che regge ancora, ma capovolta: l’ordine delle cose visto dal basso.
Da un’edizione all’altra
Il Mondo (XXI) riprende la stessa gamba alzata, dritta e in movimento. IIII, XII, XXI: tre stati di una stessa postura.

Le mani dietro la schiena

Sulla carta
Le braccia sono ripiegate dietro la schiena; non si vedono né le mani né ciò che tengono.
Cosa vi si legge
L’Appeso non può agire, o non vuole. Le mani nascoste dicono l’attesa, l’arresto dell’azione diretta. Alcuni tarocchi antichi gli mettono due borse nelle mani, da cui cadono monete: ciò che si perde aspettando, o ciò che si lascia andare.
Da un’edizione all’altra
Su alcuni tarocchi anteriori alla linea marsigliese, come il tarocco detto di Carlo VI (fine del Quattrocento), l’Appeso tiene due borse da cui cadono monete; nulla di simile su questa riproduzione. L’Appeso di Waite ha le braccia incrociate dietro di sé e un’aureola attorno alla testa.

I dodici rami tagliati

Sulla carta
Ogni tronco giallo porta sei monconi di rami, con i tagli rossi: dodici in tutto, quanti il numero della carta.
Cosa vi si legge
Gli alberi sono stati potati: ciò che cresce è stato tagliato per far reggere la traversa. Vi si legge ciò che l’immobilità costa, e anche ciò che prepara: una potatura precede una ricrescita. Il conto di dodici, pari al numero, è stabile sulla linea Conver e dà alla carta una delle sue rare cifre nascoste verificabili.
Da un’edizione all’altra
Il numero di monconi varia da un mazzo all’altro; conta prima di leggere dodici.

I nove bottoni

Sulla carta
Tre bottoni sul gilet giallo, sei sulla tunica blu, in un’unica linea verticale.
Cosa vi si legge
Un abito abbottonato con cura, su un uomo a testa in giù: non è caduto lì, si è preparato. Le letture numeriche vi vedono il 9 dell’Eremita; noi ci fermiamo soprattutto sull’ordine: l’Appeso è un uomo ordinato in una situazione che non lo è.

I due monticelli verdi

Sulla carta
Ai piedi dei tronchi, due cumuli verde scuro, uno a sinistra, l’altro a destra; la testa dell’Appeso scende tra di loro, senza toccarli.
Cosa vi si legge
Il verde di ciò che cresce incornicia il vuoto in cui pende la testa. Il suolo non è raggiunto: l’Appeso è tra l’alto e il basso, senza appoggio. Si leggono i monticelli come la vita che continua attorno a chi si è fermato.
XIII

L’arcano XIII: la falce, le teste e i germogli

Uno scheletro color carne, rivolto verso destra, maneggia una falce con la lama arancione su un suolo nero cosparso di teste, mani, piedi e ossa. Germogli blu e gialli escono da questo suolo. Il cartiglio del titolo è vuoto.

L’assenza di nome

Sulla carta
Il cartiglio inferiore, dove le altre carte portano il loro titolo, è vuoto. È inciso solo il numero XIII.
Cosa vi si legge
L’unica carta senza titolo del mazzo; per questo in francese la si chiama «la lame sans nom», l’arcano senza nome, mentre il sito la elenca con il nome usuale La Morte. Si legge questo silenzio come un rifiuto di nominare ciò che pure è disegnato: la fine, il taglio, la morte. Non nominarla vuol dire farne un processo più che una persona. Il sito dedica un articolo completo a questa questione.
Da un’edizione all’altra
Noblet scrive LA MORT; Conver lascia vuoto; Waite scrive DEATH. La scelta del silenzio appartiene alla linea marsigliese del Settecento.

La falce

Sulla carta
Una falce con il manico giallo e la lama arancione, tenuta con due mani, la cui punta tocca il suolo in basso nella carta.
Cosa vi si legge
Lo strumento della mietitura, non della guerra: si falcia ciò che è maturo. La lama arancione, colore dell’azione, dice che il taglio è in corso. Spazza verso destra, nel senso di marcia dello scheletro: ciò che viene tagliato è davanti a lui, non dietro.

Le due teste a terra

Sulla carta
In basso a destra, una testa coronata; in basso a sinistra, una testa con i capelli chiari. Guardano, con gli occhi aperti.
Cosa vi si legge
Il taglio non risparmia né i re né gli altri: la testa coronata lo dice fin dal Medioevo. Che le teste tengano gli occhi aperti è più raro: ciò che è tagliato continua a guardare. Si leggono queste teste come i ruoli e le identità da cui ci si separa, e che non scompaiono subito.

Le mani e i piedi sparsi

Sulla carta
Due mani aperte escono dal suolo, una terza è posata di piatto; un piede nudo e delle ossa sono dispersi.
Cosa vi si legge
Mani che si alzano ancora, un piede che non cammina più: ciò che agiva e ciò che avanzava, separati dal corpo. Le letture vi vedono i gesti e i cammini passati. Nulla è sepolto: tutto resta visibile sulla superficie del suolo nero.

I germogli blu e gialli

Sulla carta
Sul suolo nero, ciuffi a forma di fiamma, blu e gialli, crescono tra i resti.
Cosa vi si legge
Il dettaglio che capovolge la carta: sul suolo del taglio, qualcosa cresce. Non verde, come sulle altre carte, ma blu e giallo, i colori dell’interiorità e della luce. Vi si legge ciò che ricresce dopo una fine, sotto un’altra forma.

La carne ancora sulle ossa

Sulla carta
Lo scheletro non è bianco: è color carne, e zone di pelle restano visibili sui fianchi e sul bacino.
Cosa vi si legge
Questo scheletro è vivo: ha il colore della pelle degli altri personaggi. In questa carne rimasta si legge che la trasformazione non è finita, o che ciò che taglia è anche una parte di sé. È ciò che distingue XIII da un’immagine di morte: una figura attiva, non una figura di spavento.
XIIII

La Temperanza: i due vasi, l’acqua orizzontale e il fiore sulla fronte

Un angelo dalle ali chiare, in piedi, versa acqua da un vaso blu verso un vaso rosso. L’acqua scorre di traverso, senza cadere. Un fiore rosso è infilato tra i suoi capelli.

I due vasi

Sulla carta
Un vaso blu tenuto in alto, a destra, e un vaso rosso tenuto in basso, a sinistra; il contenuto passa dall’uno all’altro.
Cosa vi si legge
Due contenitori, due colori, un solo flusso: la carta dice il passaggio tra due poli. Dal blu al rosso, dalla riflessione all’azione, o il contrario a seconda del senso che si dà alla corrente. Vi si legge la mescolanza, il dosaggio, ciò che circola tra due persone o due parti di sé.

L’acqua che scorre in orizzontale

Sulla carta
Il filo d’acqua, bianco bordato di blu, va da un vaso all’altro di traverso, quasi in piano, senza obbedire alla gravità.
Cosa vi si legge
Il dettaglio impossibile della carta, e quindi il più letto: quest’acqua non cade perché non è acqua ordinaria. Vi si vede la circolazione che non si perde, lo scambio senza dispersione, o uno stato interiore in cui le cose passano senza caduta. È un’immagine di regolazione, non di miracolo: il gesto è continuo.
Da un’edizione all’altra
Waite conserva il flusso obliquo, ma posa un piede dell’angelo nell’acqua e l’altro sulla terra, e aggiunge un sole e un sentiero: la carta diventa un paesaggio.

Il fiore rosso sulla testa

Sulla carta
Un fiore rosso a cinque petali, piantato nei capelli blu in cima alla testa, sul lato sinistro.
Cosa vi si legge
Un pensiero fiorito: ciò che si apre all’altezza della testa. Il rosso sul blu dei capelli segna una vita che buca la riflessione. Letto insieme al cerchio della Giustizia, fa parte dei segni collocati sulla testa delle carte di metà mazzo.
Da un’edizione all’altra
Il Grimaud del 1930 mette il fiore in mezzo alla fronte, da cui l’espressione «il fiore sulla fronte»; qui è tra i capelli. Waite pone un sole sulla fronte del suo angelo.

Le ali

Sulla carta
Due ali chiare, striate, spiegate dietro le spalle; l’angelo sta in piedi sul suolo giallo, tra ciuffi verdi.
Cosa vi si legge
Il primo angelo del mazzo, prima di quelli del Giudizio e del Mondo. Le ali dicono che potrebbe andarsene e che resta: la Temperanza ha i piedi per terra e il cielo alle spalle. Si legge la carta come una mediazione tra due livelli, il che la rende preziosa nelle stese sui conflitti.
XV

Il Diavolo: le ali, le corna, il basamento e i legami

Una figura con ali di pipistrello, corna di cervo e un corpo insieme femminile e maschile sta in piedi su un basamento. Due piccoli diavoli, legati al basamento da una corda, stanno ai due lati, con le mani dietro la schiena.

Le ali di pipistrello

Sulla carta
Due ali blu, membranose, con le dita in vista, spiegate dietro le spalle.
Cosa vi si legge
Le ali della Temperanza erano di piume; quelle del Diavolo sono di pelle. Stessa facoltà di volare, altra natura: il pipistrello vola di notte e si orienta senza vedere. Vi si legge una potenza reale ma notturna, che agisce senza luce. In una stesa: ciò che ti porta senza che tu lo veda.

Le corna di cervo

Sulla carta
Due corna gialle, ramificate, escono dai capelli gialli ai due lati della testa. Anche i due diavoletti le portano.
Cosa vi si legge
Non corna di capro ma corna di cervo, palchi che crescono e cadono ogni anno: una potenza animale, stagionale, che ricresce. Vi si legge l’istinto che si rinnova e la parentela tra il padrone e le sue creature: hanno tutti le stesse corna.
Da un’edizione all’altra
Waite dà al suo Diavolo corna di ariete e un pentagramma rovesciato sulla fronte, secondo Éliphas Lévi.

La mano alzata, palmo aperto

Sulla carta
La mano destra è alzata all’altezza del viso, dita aperte, palmo rivolto verso il lettore.
Cosa vi si legge
Un gesto di presentazione o di arresto: «guardate» o «restate». Il Diavolo si mostra; non si nasconde. Il palmo aperto è letto come la seduzione franca: ciò che attrae non mente su ciò che è. È la carta dei desideri che si conoscono e che si seguono lo stesso.

La lama senza elsa

Sulla carta
Nella mano sinistra, un oggetto allungato e bianco, a forma di lama senza elsa né impugnatura distinta, tenuto per l’estremità bassa e dritto lungo l’ala.
Cosa vi si legge
Spada o torcia, il tratto non lo dice. Una spada senza elsa ferisce prima di tutto la mano che la tiene; una torcia dritta illumina senza scaldare chi la porta. Vi si legge una forza disponibile, brandita senza precauzione, di fronte alla spada della Giustizia, dritta anche lei ma tenuta per l’elsa.
Da un’edizione all’altra
L’orientamento dell’oggetto varia da un’edizione all’altra: diverse lo tengono con la punta verso il suolo. Verifica sul tuo mazzo prima di leggere una punta in alto o in basso.

Il basamento e l’anello

Sulla carta
Il Diavolo sta su un basamento rosso a forma di incudine o di altare, il cui anello, alla base, trattiene la corda dei due diavoletti. I suoi piedi assomigliano ad artigli.
Cosa vi si legge
Un unico punto di attacco per tutti: il padrone vi posa i piedi, le creature vi sono legate. Si legge il basamento come il luogo della dipendenza, ciò a cui tutto è agganciato. I piedi ad artiglio dicono che il Diavolo è attaccato al suolo tanto quanto vi trattiene gli altri.

I due diavoletti e la loro corda

Sulla carta
Due piccoli esseri nudi, con orecchie animali, corna e coda, stanno in piedi da ciascun lato, con le mani dietro la schiena; uno sorride, l’altro fa una smorfia. Una corda parte dal loro collo e raggiunge l’anello del basamento.
Cosa vi si legge
La corda è lenta e il nodo è al collo, non ai polsi: potrebbero andarsene. Il dettaglio più utile della carta: il legame regge perché lo si lascia reggere. Le mani dietro la schiena, come quelle dell’Appeso, dicono la rinuncia ad agire. Il sorriso di uno dice che ci si trova il proprio tornaconto; la smorfia dell’altro, che non dura. Si leggono i diavoletti come ogni dipendenza consentita.
Da un’edizione all’altra
Waite rende esplicite le catene, al collo di due umani nudi e cornuti: la servitù è più pesante, ma comunque allentata.

Il corpo insieme femminile e maschile

Sulla carta
La figura ha seni e una parte inferiore del corpo maschile, segnata da una cintura rossa e da gambe blu.
Cosa vi si legge
Né uomo né donna, entrambi: il Diavolo riunisce ciò che il mazzo separa altrove. Vi si legge la totalità dei desideri, senza divisione, o l’indistinzione di ciò che non è ancora stato nominato. È una carta di potenza bruta più che di male; la morale vi è aggiunta dal lettore.
XVI

La Torre: la corona, la fiamma e le 37 palline

Una torre di mattoni chiari, aperta da tre finestre, perde la sua corona sotto l’effetto di una fiamma venuta dall’angolo superiore destro. Due personaggi cadono o scappano; l’aria è piena di palline di tre colori. Il titolo inciso è LA·MAISON·DIEV, «la Casa di Dio»; il nome usuale in italiano è La Torre.

La corona che vola via

Sulla carta
La cima della torre, a forma di corona merlata, è sollevata e si ribalta verso sinistra, separata dal corpo dell’edificio.
Cosa vi si legge
Ciò che cade è la parte alta: il prestigio, la vetta, ciò che si era messo al di sopra del resto. La torre in sé regge; solo la sua corona se ne va. La lettura più giusta della carta è qui: un crollo parziale, che scoperchia più di quanto rada al suolo.

La fiamma venuta dall’angolo

Sulla carta
Dall’angolo superiore destro esce una forma a pennacchio, gialla, arancione e blu, che tocca la corona. Nessuna nuvola né fulmine disegnato.
Cosa vi si legge
Si dice «il fulmine», ma il disegno mostra una fiamma o una piuma di fuoco, senza nuvola d’origine. Alcuni vi leggono un soffio più che un colpo: ciò che viene dall’alto apre la torre più di quanto la distrugga. La carta si legge allora come una rivelazione improvvisa tanto quanto un incidente.
Da un’edizione all’altra
Waite disegna un vero fulmine a zigzag uscito da una nuvola nera, e una corona che salta in fiamme: la versione catastrofe.

Le 37 palline

Sulla carta
Trentasette palline rotonde fluttuano ai due lati della torre: 13 arancioni, 13 bianche, 11 blu, contate su questa riproduzione.
Cosa vi si legge
Gocce, grandine, monete, scintille: le letture variano, e il numero cambia a seconda dei mazzi. Ciò che è costante è che sono distribuite ovunque e di tre colori: ciò che esce dalla torre si disperde nell’aria, senza direzione. Si leggono queste palline come i frammenti di ciò che stava insieme, ormai liberi, né buoni né cattivi.

I due personaggi che cadono

Sulla carta
Un personaggio cade a testa in giù lungo la torre; l’altro, ai piedi, è carponi, con la testa verso il suolo. Portano gli stessi colori, blu e rosso.
Cosa vi si legge
Due modi di uscire: precipitare o strisciare. Nessuno dei due è schiacciato; uno ha perfino già le mani a terra. La carta è meno una catastrofe che un’uscita forzata, e le mani posate a terra dicono il ritorno al reale. Caduti dall’alto, toccano finalmente il suolo giallo.

Le tre finestre

Sulla carta
Una finestra ad arco in cima alla torre, due finestre più piccole affiancate sotto; nessuna porta.
Cosa vi si legge
Una torre senza porta si legge come una costruzione in cui non si poteva né entrare né uscire: è stato necessario che la cima si aprisse. Le finestre blu dicono che l’interno era buio. La domanda della carta: da cosa ti proteggeva questa torre, e a quale prezzo?
XVII

La Stella: le otto stelle, le due brocche e l’uccello

Una donna nuda, con un ginocchio a terra, versa l’acqua di due brocche rosse, una in un fiume, l’altra sulla terra. Sopra di lei, una grande stella a sedici punte e sette stelle più piccole. Un uccello scuro è posato su un albero.

Le otto stelle

Sulla carta
Una grande stella centrale e sette piccole attorno: tre gialle, due blu, due arancioni. Tutte le piccole hanno otto punte.
Cosa vi si legge
Otto è il numero più letto qui: sette stelle di compagnia e una che guida. Vi si vedono i pianeti antichi attorno a una stella fissa, o i talenti attorno a una vocazione. Tieni a mente la struttura più che il conto: una luce principale, diverse secondarie.
Da un’edizione all’altra
Waite conserva una grande stella gialla e sette piccole, tutte a otto punte, ma le piccole sono bianche. I colori alternati sono propri del Marsiglia.

La grande stella a sedici punte

Sulla carta
La stella centrale porta sedici punte: otto gialle, lunghe, e otto arancioni, più corte, alternate.
Cosa vi si legge
Due stelle sovrapposte, una di luce, l’altra di calore. Si legge la grande stella come ciò che orienta: una direzione chiara, visibile da lontano. I suoi due colori dicono che illumina e scalda insieme. È il punto fisso della carta, quello verso cui la donna non guarda.

Le due brocche

Sulla carta
Due brocche rosse: quella di sinistra versa nell’acqua blu, quella di destra sulla terra gialla. Entrambe versano nello stesso momento.
Cosa vi si legge
Dare all’acqua e dare alla terra: nutrire ciò che scorre (l’emozione, l’inconscio) e ciò che sostiene (il reale, il corpo). Nulla è trattenuto: le due brocche sono inclinate. Si legge la carta come la generosità senza calcolo, e il gesto che rigenera dopo la Torre.

La nudità e il ginocchio a terra

Sulla carta
La donna è nuda, i capelli blu sciolti, il ginocchio sinistro posato a terra, il piede destro in piano. Guarda verso il basso, a sinistra, dal lato della brocca che versa nell’acqua.
Cosa vi si legge
La prima nudità intera del mazzo, dopo lo strappo del Matto e il corpo del Diavolo: più nulla da proteggere. Il ginocchio a terra non è una sottomissione, è la posizione di chi lavora rasoterra. Si legge la carta come la verità senza maschera, e il ritorno a un gesto semplice.

L’uccello sull’albero

Sulla carta
In alto a sinistra, un uccello nero, ali aperte, posato su un arbusto verde; un secondo cespuglio cresce a destra.
Cosa vi si legge
Ibis, corvo, fenice: le letture differiscono, e il tratto non decide. Ciò che è certo: è l’unico uccello posato del mazzo, ed è nero su una carta chiara. Vi si legge il pensiero che si è posato, o il messaggero che aspetta. Il verde dell’albero conferma che qualcosa ricresce.
XVIII

La Luna: le torri, i cani, il gambero e le gocce

Una luna di profilo, rivolta verso sinistra, irradia sopra due torri gialle. Due cani ritti si fronteggiano, con le fauci aperte. In basso, un gambero blu in uno specchio d’acqua. Diciannove gocce riempiono lo spazio tra la luna e i cani.

Il gambero

Sulla carta
Un gambero blu, chele alzate, occupa lo specchio d’acqua blu in basso nella carta. È disegnato dall’alto, come visto attraverso l’acqua.
Cosa vi si legge
Ciò che vive in fondo e risale: il gambero è l’immagine dell’inconscio che affiora, della memoria antica, della paura che risale in superficie di notte. Cammina all’indietro, dice la tradizione, da cui la lettura del ritorno indietro. Astrologicamente richiama il Cancro, segno governato dalla Luna, una corrispondenza aggiunta a posteriori ma ben radicata.
Da un’edizione all’altra
Waite fa uscire il suo gambero dall’acqua su un sentiero che conduce tra le torri: avanza. Quello del Marsiglia resta nello specchio d’acqua.

I due cani

Sulla carta
Due animali color carne, simili, ritti sulle zampe posteriori, si fronteggiano con le fauci aperte, la testa alzata verso la luna.
Cosa vi si legge
«Il cane e il lupo», si dice spesso: è il Rider-Waite ad aver disegnato un cane e un lupo. Sul Marsiglia sono due bestie simili, indistinte, che ululano insieme. Vi si leggono le due voci della notte, l’istinto addomesticato e l’istinto selvaggio, senza che si possa dire quale sia quale. Il fatto che siano identici è il senso: la notte non permette di distinguerli.

Le diciannove gocce, dette «lacrime della Luna»

Sulla carta
Diciannove gocce di tre colori (8 blu, 6 arancioni, 5 gialle), con la punta rivolta verso la luna, distribuite tra l’astro e i cani.
Cosa vi si legge
Si legge spesso che queste gocce salgono verso la luna, che aspirerebbe la rugiada della terra, e che quelle del Sole scendono. Nel disegno, le gocce delle due carte hanno la stessa forma e lo stesso orientamento, punta verso l’astro: la differenza sta nella lettura, non nel tratto. Tieni quindi aperti entrambi i sensi: la luna riceve ciò che sale dalla notte, o fa cadere la sua luce indiretta. Il numero 19 rimanda al numero del Sole, che porta 13 gocce; i due astri si rispondono.

Le due torri

Sulla carta
Due torri gialle merlate, ai bordi della carta, quella di sinistra con due finestre e una porta, quella di destra con due finestre e senza porta. Tra di loro, colline, nessun sentiero.
Cosa vi si legge
I limiti del mondo conosciuto: oltre le torri non si vede più. Sono gialle, quindi illuminate, ma chiuse. Si leggono le torri come le soglie che si esita a varcare di notte, e come ciò che resta costruito quando tutto il resto diventa sfocato.
Da un’edizione all’altra
Waite traccia un sentiero che passa tra le torri e sale verso delle montagne: la carta diventa un tragitto. Il Marsiglia non offre nessuna strada.

L’assenza di sentiero

Sulla carta
Tra i cani e le torri, colline gialle e qualche ciuffo; nessuna strada, nessun passaggio tracciato verso l’orizzonte.
Cosa vi si legge
Il dettaglio per assenza più importante della carta. Senza sentiero, La Luna non è una tappa da attraversare ma uno stato in cui ci si trova: la notte, lo sfocato, l’attesa. La domanda che pone non è «da dove passare» ma «cosa si vede, e cosa si crede di vedere».

Il volto di profilo, rivolto verso sinistra

Sulla carta
Nel disco blu, un volto di profilo, con gli occhi abbassati, guarda verso sinistra; una falce borda il disco a destra.
Cosa vi si legge
La luna non guarda né il lettore né la scena: guarda altrove, verso il passato secondo la convenzione. I suoi occhi abbassati danno al cielo un’aria di riserbo. Si legge questo profilo come una luce che non si dà di fronte, e che illumina di sbieco tutto ciò che c’è sotto.
XVIIII

Il Sole: i due bambini, il muro e le gocce

Un sole con volto umano, di fronte, irradia su due bambini nudi che stanno davanti a un muretto di mattoni gialli. Raggi dritti e raggi ondulati si alternano; tredici gocce cadono tra il sole e i bambini.

I due bambini

Sulla carta
Due bambini nudi, con un perizoma blu, stanno in piedi uno accanto all’altro; quello di destra posa una mano sulla nuca dell’altro e lo guarda; quello di sinistra gli risponde con una mano sul ventre e guarda davanti a sé.
Cosa vi si legge
I gemelli, dice la tradizione, da cui l’accostamento ai Gemelli. Vi si legge la relazione alla pari, la cooperazione, il fratello e la sorella, o le due parti di sé che si riconoscono. Il gesto della mano sulla nuca aggiunge una nota di cura: uno veglia sull’altro.
Da un’edizione all’altra
Waite sostituisce i due bambini con uno solo, su un cavallo bianco, che brandisce una bandiera rossa: la vittoria di uno solo contro l’alleanza di due.

Il muro di mattoni

Sulla carta
Dietro i bambini, un muretto di mattoni gialli, con il bordo superiore rosso, che non supera la loro altezza.
Cosa vi si legge
Un muro troppo basso per rinchiudere e abbastanza alto per segnare: il limite sano, la cornice che protegge senza nascondere. I bambini sono davanti, non dietro. Si legge il muro come ciò che è stato costruito prima di loro e che li tiene al caldo, o come il confine di un giardino.

Le tredici gocce

Sulla carta
Tredici gocce, di quattro colori (5 blu, 3 gialle, 3 bianche, 2 arancioni), con la punta rivolta verso il sole, tra l’astro e i bambini.
Cosa vi si legge
La luce che scende in materia, la pioggia di benefici, il calore che si deposita: le letture convergono. Tredici rimanda all’arcano XIII, il che ha fatto dire che il Sole riporta in vita ciò che XIII ha tagliato; è una lettura per numeri, piacevole, non provata. La forma delle gocce è la stessa che sulla Luna; solo il conto è diverso.

I raggi dritti e ondulati

Sulla carta
Attorno al disco, raggi neri dritti, sottili, si alternano a raggi colorati, gialli, blu, arancioni, bianchi e due verdi.
Cosa vi si legge
Due specie di luce: quella che va dritta e quella che ondeggia, la chiarezza e il calore. Due raggi verdi, discreti, segnalano la vita che cresce in questa luce. Si legge l’alternanza come la doppia azione del Sole: vederci chiaro e sentirsi vivi.

Il volto di fronte

Sulla carta
Il disco giallo porta un volto umano, di fronte, con gli occhi aperti, che guarda il lettore.
Cosa vi si legge
Di fronte alla Luna di profilo, il Sole guarda in faccia: nulla di nascosto, nulla di sbieco. Vi si legge l’evidenza, la verità visibile, la coscienza chiara. Con la Giustizia e il Diavolo, è una delle carte che ti guardano.
XX

Il Giudizio: la tromba, l’angelo e il personaggio di spalle

Un angelo esce da nuvole blu, circondato da raggi, e soffia in una tromba da cui pende uno stendardo con una croce. In basso, tre personaggi nudi: una donna a sinistra, un uomo a destra e, tra di loro, un personaggio visto di spalle che si alza da un rettangolo verde.

La tromba e il suo stendardo

Sulla carta
Una lunga tromba gialla, tenuta verticale, con la campana verso il basso; vi è attaccato uno stendardo bianco con una croce gialla.
Cosa vi si legge
La chiamata che non si può non sentire. La tromba è puntata verso i personaggi: il suono scende. La croce sullo stendardo segna l’origine della chiamata, senza dirne di più. Si legge la carta come una convocazione, una notizia, un’evidenza che obbliga ad alzarsi.

L’angelo tra le nuvole

Sulla carta
Un angelo con l’aureola, le ali chiare, i capelli gialli, emerge da nuvole blu a volute; raggi gialli e arancioni partono dietro di lui.
Cosa vi si legge
Il terzo angelo del mazzo, dopo la Temperanza e quello del Mondo. Non si posa: resta nel cielo e parla da lì. Vi si legge ciò che viene da altrove che da sé, una vocazione, un messaggio di cui non si è l’autore. Le nuvole blu dicono che questo messaggio attraversa prima l’interiorità.

Il personaggio visto di spalle

Sulla carta
Al centro, un personaggio nudo, con i capelli blu, visto di spalle, si alza da un rettangolo verde; gli altri due lo guardano.
Cosa vi si legge
L’unico personaggio del mazzo interamente visto di spalle: il lettore si mette al suo posto. Si alza verso l’angelo; gli altri due, di profilo, lo accompagnano. Si legge questa figura come chi risponde alla chiamata, o chi rinasce sotto gli occhi dei suoi genitori. Visto di spalle, non ha volto: sei tu.

Il rettangolo verde, detto «tomba»

Sulla carta
Un rettangolo verde, in piano sul suolo, da cui esce il personaggio centrale fino a metà corpo.
Cosa vi si legge
La tradizione vi vede una tomba aperta: la resurrezione. Il verde, colore del germoglio, cambia il senso: ciò da cui si esce è anche ciò che fa crescere. Si legge il rettangolo come il luogo chiuso da cui ci si rialza, e il suo colore come la promessa che quel luogo non era morto.
Da un’edizione all’altra
Waite disegna bare che galleggiano sull’acqua, grigie, da cui si alzano diversi corpi: la scena diventa collettiva e funebre.

Le mani giunte

Sulla carta
L’uomo di destra e la donna di sinistra hanno entrambi le mani giunte davanti a sé, all’altezza del petto.
Cosa vi si legge
Preghiera o accoglienza, i due gesti dicono la ricezione: non si fa nulla, si riceve. Accanto al personaggio che si alza, quelli che lo circondano restano rivolti verso di lui. Si leggono queste mani come la parte di gratitudine o di riconoscenza in ogni rinascita.
XXI

Il Mondo: la mandorla, i quattro viventi, la bacchetta e la fiala

Una donna nuda, drappeggiata in una sciarpa, danza al centro di una corona ovale di foglie gialle, rosse e blu, annodata in alto e in basso. Ai quattro angoli, un angelo, un’aquila, un toro e un leone.

La mandorla e i suoi tre colori

Sulla carta
Una corona ovale di foglie, gialla in cima, rossa sui fianchi, blu alla base, circonda la danzatrice. È annodata con un nastro rosso in alto e in basso.
Cosa vi si legge
La mandorla è la cornice delle figure gloriose nell’arte romanica: ciò che sta al centro è compiuto. I tre colori, dal giallo della luce al blu della profondità, fanno di questa corona un riassunto della tavolozza del mazzo. Si legge il Mondo come il compimento in cui tutto è al suo posto, e la mandorla come il passaggio verso un’altra scala. Il glossario dedica una voce alla mandorla.

I due nodi

Sulla carta
In alto e in basso della corona, un nastro rosso incrociato chiude l’ovale, come un legame che tiene insieme le foglie.
Cosa vi si legge
La corona è annodata, quindi chiusa, quindi finita: il ciclo è compiuto. I nodi rossi dicono che questa chiusura è un atto, non uno stato. Vi si legge ciò che è stato concluso, e lo sforzo che è servito per tenerlo.

I quattro viventi

Sulla carta
Agli angoli: un angelo con l’aureola in alto a sinistra, un’aquila con l’aureola in alto a destra, un toro senza aureola in basso a sinistra, un leone con l’aureola in basso a destra.
Cosa vi si legge
Il tetramorfo, preso in prestito dalla visione di Ezechiele e dall’Apocalisse, poi dai quattro evangelisti: Matteo (l’uomo), Giovanni (l’aquila), Luca (il toro), Marco (il leone). Gli occultisti vi hanno letto i quattro elementi e i quattro semi del mazzo. Si tengono a mente i quattro guardiani di uno spazio completo: le quattro direzioni, tenute insieme.
Da un’edizione all’altra
Waite conserva i quattro viventi dentro nuvole; il Marsiglia li posa direttamente sullo sfondo, tre con l’aureola e il toro senza, su questa riproduzione.

La bacchetta e la fiala

Sulla carta
La danzatrice tiene una corta bacchetta nella mano sinistra e, nella destra, un piccolo oggetto arrotondato che si legge come una fiala.
Cosa vi si legge
La bacchetta del Bagatto, tenuta alla fine del cammino: lo strumento dell’inizio, diventato gesto di danza. La fiala contiene ciò che è stato distillato. Vi si leggono le due conquiste del compimento, agire e contenere, ridotte alla loro forma più piccola. Nient’altro nelle mani: il Mondo non ha più nulla da portare.

La gamba alzata

Sulla carta
La danzatrice è in appoggio su una gamba, l’altra ripiegata dietro, nella posizione esatta delle gambe dell’Appeso, dritta.
Cosa vi si legge
L’Appeso capovolto: ciò che era sospeso danza. Le due carte, XII e XXI, si leggono l’una attraverso l’altra, e l’Imperatore (IIII) completa la serie con le sue gambe incrociate da seduto. Vi si legge la stessa struttura attraversata tre volte: tenuta, rovesciata, liberata.

La sciarpa

Sulla carta
Una lunga sciarpa chiara passa dietro il collo, sulla spalla e davanti al bacino, senza coprire nient’altro.
Cosa vi si legge
L’ultimo indumento, che non nasconde nulla: la danzatrice è nuda e velata nello stesso tempo. Si legge la sciarpa come la parte di pudore che resta al compimento, o come il movimento reso visibile: fluttua perché lei danza.
04

I segni che attraversano tutto il mazzo

Alcuni dettagli non sono propri di una carta: dipendono dal modo in cui il mazzo è stato inciso, numerato e colorato. Ritornano ovunque, e spesso li si cerca senza sapere che formano un sistema.

IIII, VIIII, XIIII, XVIIII: i numeri scritti all’antica

Sulla carta
L’Imperatore porta IIII, L’Eremita VIIII, La Temperanza XIIII, Il Sole XVIIII. Nessuna sottrazione (IV, IX, XIV, XIX) in tutto il mazzo.
Cosa vi si legge
È la notazione additiva, corrente sui quadranti degli orologi e nell’incisione fino al Settecento: più leggibile in piccolo, più facile da incidere. Le si attribuisce a volte un senso nascosto; nulla lo dimostra. In compenso, ricorda che i numeri sono un’aggiunta tardiva al disegno, e che si leggono come quantità, non come codici.
Da un’edizione all’altra
Il Rider-Waite (1909) scrive IV, IX, XIV, XIX. I restauri moderni del Marsiglia conservano la forma additiva.

LE·PENDV, LA·LVNE: la V al posto della U

Sulla carta
I titoli, in francese, sono scritti in capitali latine: LE·PENDV (L’Appeso), LA·LVNE (La Luna), LA·MAISON·DIEV (La Torre), LE·IVGEMENT (Il Giudizio), L’AMOVREVX (Gli Amanti), LA·ROVE·DE·FORTVNE (La Ruota della Fortuna).
Cosa vi si legge
L’alfabeto latino classico non ha né la U né la J in capitale: la V e la I le sostituiscono. È una convenzione delle iscrizioni, la stessa dei frontoni. Dà ai titoli un’aria di epigrafia antica che ha alimentato molte letture «antiche» dei tarocchi, senza esserne la prova.

I punti tra le parole dei titoli

Sulla carta
Un punto mediano separa le parole: LE·MAT, LE·BATELEUR, LA·PAPESSE. L’arcano XIII non ha alcun titolo.
Cosa vi si legge
Anche qui è l’uso delle iscrizioni latine. L’unico titolo assente, quello di XIII, è una vera scelta: è studiato a parte nell’articolo sull’arcano senza nome.

Il suolo giallo

Sulla carta
Quasi tutte le carte posano i loro personaggi su un suolo giallo, ondulato, a volte punteggiato di ciuffi verdi. Fanno eccezione le carte senza suolo visibile (La Papessa, La Giustizia, L’Appeso sospeso, L’Eremita il cui mantello tocca terra) e XIII, il cui suolo è nero.
Cosa vi si legge
Il giallo è il colore di ciò che è illuminato e conosciuto: un suolo giallo dice che l’azione si svolge alla luce del giorno, su un terreno praticabile. Il suolo nero di XIII e l’acqua blu della Luna si leggono per contrasto.

I capelli blu

Sulla carta
L’Appeso, La Temperanza, La Stella, i tre risorti del Giudizio, i due personaggi che cadono dalla Torre e la donna coronata degli Amanti hanno i capelli blu. I sovrani, Il Bagatto, Il Carro, i bambini del Sole, Il Diavolo e Il Mondo li hanno gialli o color carne.
Cosa vi si legge
Il blu, nella tavolozza del mazzo, è il colore di ciò che è interiore e ricevuto: acqua, cielo, riflessione. Dei capelli blu si leggono come un pensiero rivolto verso l’interno, o uno stato di passaggio. Il giallo, al contrario, segna la luce, l’azione, la coscienza chiara. Questa lettura per colore è coerente sulla linea Conver; non si trasferisce ai mazzi ricolorati.
Da un’edizione all’altra
Il Grimaud del 1930 ha modificato diversi colori, tra cui alcune capigliature; il Camoin-Jodorowsky (1997) ne ha ripristinate altre. Verifica sul tuo mazzo prima di leggere un colore.

Il color carne

Sulla carta
I volti, le mani, i corpi nudi (La Stella, Il Sole, Il Giudizio, Il Mondo, Il Diavolo e i suoi diavoletti) sono di un beige uniforme, senza ombra. L’animale del Matto è di questo colore.
Cosa vi si legge
Ciò che è color carne è vivo ed esposto: la pelle, ciò che non si può nascondere. Quando un oggetto o un animale prende questo colore, lo si può leggere come una parte del personaggio più che come una cosa esterna. È la chiave più discussa dell’animale del Matto.

Il verde, colore raro

Sulla carta
Il verde compare solo su 10 carte su 22, sempre a piccoli tocchi: i ciuffi del Matto, del Bagatto, del Carro, della Temperanza e della Torre, i cespugli della Stella, due raggi del Sole, la tomba del Giudizio, la traversa e i monticelli dell’Appeso, i trifogli della tiara del Papa.
Cosa vi si legge
Il verde è il colore della natura che cresce: dove compare, qualcosa di vivo riprende. La sua assenza sulla Luna, su XIII, sul Diavolo o sul Mondo non è una dimenticanza, è un’informazione. Questo conto vale per la linea Conver; altre edizioni usano più verde.

Verso sinistra o verso destra: la direzione degli sguardi

Sulla carta
Il Bagatto, L’Imperatore, L’Eremita, La Temperanza, La Stella e La Luna guardano verso sinistra; Il Matto, La Forza e XIII verso destra; La Giustizia, Il Carro, Il Diavolo e Il Sole guardano il lettore in faccia.
Cosa vi si legge
Una convenzione di lettura, diffusa nel Novecento, colloca il passato a sinistra e il futuro a destra: un personaggio rivolto verso sinistra si volta su ciò che è stato, un personaggio rivolto verso destra si impegna. È uno strumento, non una regola storica; gli incisori probabilmente non ci pensavano. Ma dà, in una stesa, una frase in più da porre su ogni carta.
05

Cosa un dizionario non può dire

Un dizionario di simboli fissa dei sensi; una lettura li rimette in movimento. Le 124 voci di questa pagina sono punti di partenza, non verdetti, e tre precauzioni le accompagnano.

La prima: il senso di un dettaglio dipende dalla carta intera e dalla stesa. I due cani della Luna non dicono la stessa cosa accanto al Sole e accanto al Diavolo. Il dizionario dà il senso isolato; l’interpretazione di una carta lo rimette nel contesto.

La seconda: la maggior parte delle letture ha un autore e una data. «Il lupo e il cane», «l’infinito del Bagatto», «la sfinge della Ruota» sono entrati nell’uso attraverso mazzi e libri precisi. Citarli non vuol dire invalidarli; vuol dire sapere che un’altra lettura resta possibile.

La terza: ciò che vedi conta. Un dettaglio che ti ferma, anche senza una tradizione alle spalle, è una porta d’ingresso legittima, a patto di nominarlo come tale: «ciò che ci vedo», non «ciò che vuol dire». In seduta come in una lettura personale, questa distinzione protegge da molte storie che ci si racconta.

E adesso

Hai sotto mano 124 dettagli, la loro descrizione, la loro lettura e le loro varianti. Il modo più semplice per farli lavorare: estrarre una carta, scegliere un solo dettaglio e porgli la domanda che suggerisce prima di leggere qualsiasi altra cosa.

Se citi questa pagina in un corso o in un articolo, linka direttamente l’àncora del dettaglio: ogni voce ha la sua, e i conteggi indicano la loro edizione.

Sull’autore

Stéphane Gamot — Fondatore di TarotNova, ingegnere dello sviluppo di applicazioni web. Appassionato di Tarocchi di Marsiglia fin dall’infanzia, li intende come uno strumento per farsi domande, mai come uno strumento di previsione, e costruisce da sé gli strumenti del sito.

Pubblicato il 26 settembre 2026 · aggiornato il 26 settembre 2026

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06

Domande frequenti

Quanti simboli ci sono nei Tarocchi di Marsiglia?

Non c’è un numero ufficiale: tutto dipende da cosa si chiama simbolo. Questa pagina ne censisce 124 sui 22 arcani maggiori, tenendo solo i dettagli disegnati che una tradizione interpretativa ha preso in carico. I 56 arcani minori ne aggiungono altri, soprattutto nelle figure (fanti, cavalieri, regine, re).

L’animale del Matto è un cane?

Sulla linea Conver è un animale color carne, di specie non riconoscibile, che graffia la coscia del Matto. L’uso lo chiama «cane», il Rider-Waite ne fa un cagnolino bianco. Alcuni vi vedono un gatto o una lince. L’importante è il suo gesto: si aggrappa al viandante e gli strappa i calzoni.

Perché i numeri sono scritti IIII e VIIII?

È la notazione romana additiva, abituale tra incisori e orologiai fino al Settecento, più semplice da intagliare nel legno e da leggere in piccolo. Il Rider-Waite adotta IV e IX. Nessun senso nascosto è dimostrato dietro questa scrittura.

I simboli dei Tarocchi di Marsiglia sono gli stessi del Rider-Waite?

No. Il Rider-Waite (1909) ha ridisegnato le 78 carte: aggiunge un infinito sopra il Bagatto, un lupo e un sentiero alla Luna, un cavallo al Sole, e inverte La Giustizia (8) e La Forza (11). Molte letture correnti vengono da lui e non corrispondono al disegno del Marsiglia.

Quante gocce, o lacrime, ci sono sulla Luna e sul Sole?

Sulla riproduzione di tipo Conver usata qui, 19 gocce sulla Luna (8 blu, 6 arancioni, 5 gialle) e 13 sul Sole (5 blu, 3 gialle, 3 bianche, 2 arancioni). Su entrambe le carte, le gocce hanno la punta rivolta verso l’astro. Altre edizioni danno altri numeri.

Bisogna conoscere tutti i simboli per leggere i tarocchi?

No. Una stesa si legge con qualche dettaglio ben osservato, non con un catalogo. Il dizionario serve quando un dettaglio ti ferma e vuoi sapere cosa ne è stato detto prima di te. Poi sono la domanda posta e il contesto della stesa a decidere.

Perché l’arcano XIII non ha nome

Perché l’arcano XIII non ha nome

Unica carta numerata dei Tarocchi di Marsiglia con il cartiglio vuoto, l’arcano XIII incuriosisce dal Seicento. Ipotesi storiche, iconografia, vero significato — e perché non annuncia la morte.